“Fabbrica” di dolciumi sul Mekong

Eccomi di nuovo qui, a ricordare una parte del viaggio in Vietnam. Vi anticipo che ne leggerete un diario di bordo anche su Pasticceria Internazionale e qui potete leggere ciò che ho scritto sulle piantagioni di cacao.

Ma questa volta è un piccolo scorcio che con il cioccolato non ha nulla a che vedere, molto lontano dalla nostra quotidinanità ma altrettanto stupendo. Il Mekong è un fiume che non sa cosa sia l’acqua limpida, sede del mercato galleggiante e di realtà commerciali conme questo “posto” in cui producono e confezionano caramelle e dolciumi.

Toffee al cocco

Dopo aver creato la farina di cocco utilizzando una sorta di grattugia rotante, direttamente dalla noce appena tagliata, lo cuociono insieme ad acqua, latte e zucchero in un grande pentolone sulle braci, poi lo colano su un supporto di ferro rivestito da una pellicola, che ne da la forma di una stecca, lo tagliano e lo incartano. Tutto ovviamente e rigorosamente a mano.

Carta di riso

E’ una pastella che miscelano a freddo fatta di riso e acqua, che viene spalmata su un telo attaccato ad una pentola piena d’acqua. Con il calore del vapore l’amido del riso diventa colloso e forma questo velo lasciato poi essiccare sui vimini e cotto successivamente in forno per diventare una sorta di pane dolciastro che potremmo laontanamente paragonare alla consistenza del pane carasau.

Riso soffiato caramellato

Fanno esplodere letteralmente il riso nella sabbia rovente del mekong scaldata in una pentola simile a un wok. Setacciano il tutto, lo mescolano e uno sciroppo di zucchero, miscelano a mano con l’aiuto di due bastoni e lo rovesciano in uno “stampo” di legno. Dopodichè lo spianano con il mattarello e utilizzando i solchi segnati lo tagliano e lo passano alle loro flopaccatrici, delle signore che incartano e sigillano i pezzetti di riso con l’aiuto di una candela. (stessa cosa fanno con la Tapioca, quella che vedete lavorata nelle foto)).

Vietnam 2017375Grappa di serpente, sanguisughe e quant’altro.

Non so dirvi altro, se non che nessuno di noi l’ha assaggiata…

Che c’erano questi enormi bottiglioni di vetro con serpendi e sanguisughe. Buona di sicuro, ma avevamo la bocca dolce, non volevamo rovinarcela…

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